Challenges
Datasets
Workspaces
Papers
Discussions
Leaderboard
Log inSign up
Challenges
Datasets
Workspaces
Papers
Discussions
Leaderboard
Blog
Job Board
Q3AS

© 2026 Aqora Quantum S.A.S.

TermsPrivacyLegal Notice

NEXUS NUOVI TEMPI La Teoria Madre

fabrizio sinnone

Published Jan 7, 2026• 0 citations
Publisher

Abstract

Relazione Tecnico-Filosofica che scardina il dogma materialista, proponendo un modello in cui la coscienza non è un effetto della materia, ma la sua causa e il suo motore primario. Il documento introduce l'Equazione Madre (EQM) M=∇[Δ(B,ΦA,ΛA)]cap M equals nabla open bracket cap delta open paren cap B comma cap phi sub cap A comma cap lambda sub cap A close paren close bracket 𝑀=∇[Δ(𝐵,Φ𝐴,Λ𝐴)] e discute le implicazioni del "Nexus" (l'osservatore) tra gli universi paralleli e la sovranità assoluta dell'individuo sulla propria linea di realtà.

DOI
10.5281/zenodo.18169985

Related papers

Costruire gli oggetti della fisica

Giulio Peruzzi

La discussione su che cosa sia un oggetto fisico è stata tradizionalmente affrontata in ambito filosofico, acquistando via via nuovi connotati con lo sviluppo della fisica moderna e, successivamente, della psicologia e delle neuroscienze. Solo utilizzando congiuntamente le acquisizioni provenienti da questi diversi settori del sapere, si può tentare oggi di dare risposte a domande del tipo: Il mondo è fatto di oggetti? Di cosa parliamo quando parliamo di oggetti? Da dove proviene la nostra consuetudine all’oggettuazione, e cioè ad analizzare ciò che ci circonda facendo leva sulla nozione di oggetto? Nell'articolo non si cercherà di rispondere direttamente a domande così generali, si cercherà invece, più limitatamente, di comprendere quale sia il punto di vista della fisica sulla questione degli oggetti attraverso un excursus che ha come filo conduttore una disamina dei metodi sperimentali utilizzati per “vedere” gli oggetti fisici alle diverse scale di grandezza. Dopo una breve rassegna delle macchine che ci fanno vedere gli oggetti fisici di diversa dimensione, si cercherà di capire che cosa sono oggi per i fisici le particelle, cioè quei particolari oggetti microfisici per descrivere i quali si usa una teoria, la meccanica quantistica, la cui modalità di oggettuazione è radicalmente diversa da quella utilizzata nell’ambito degli oggetti dell’esperienza quotidiana. Si passerà poi ad analizzare in che modo si realizza sperimentalmente la visione degli oggetti invisibili. A questo punto si potrà tentare di rispondere alla domanda: costruire gli oggetti della fisica implica una o molte modalità di oggettuazione? Infine, si tornerà su alcune delle questioni generali di carattere filosofico relative all’oggetto fisico.

•Jan 1, 2002•0 citations

Meccanica quantistica in sistemi di riferimento non inerziali.

Massimo Viola

Il concetto di trasformazione tra sistemi di riferimento e racchiuso nell'idea di simmetria. Definiti, nel primo capitolo, i concetti di simmetria fisica e algebrica, si osserva come in meccanica quantistica ogni simmetria algebrica possa essere estesa ad una simmetria fisica. Usando alcuni risultati della teoria delle rappresentazioni, brevemente esposti nel secondo capitolo, verra affrontato l'argomento principale del lavoro di tesi: la ricerca di una descrizione quanto-meccanica della fisica in sistemi di riferimento non inerziali. Nel terzo capitolo si propone un'analisi della generalizzazione del gruppo delle rototraslazioni: un gruppo di dimensione infinita ad un parametro, chiamato gruppo lineare euclideo. Trovati i generatori del gruppo ad un parametro si costruiscono gli operatori unitari associati: essi, agendo sull'hamiltoniana, danno luogo a termini analoghi alle forze fittizie nell'equazione di Schroedinger. Viene infine proposta una discussione dei termini aggiuntivi che appaiono nell'hamiltoniana e della loro relazione con la presenza di un potenziale gravitazionale. Dall'analisi risulta che il prinipio di equivalenza, illustrato nell'introduzione, viene generalmente violato in meccanica quantistica.

•Jul 1, 2016•0 citations

Forma matematica e realtà fisica

EDWARD B. NELSON

Springer eBooks•Apr 6, 2008•1 citation

Architettura A‑B del Fotone nel Sole (Teoria Madre)

fabrizio sinnone

Questa pubblicazione presenta un'estensione formale della Teoria Madre Generativa del Fenomenico, applicata al caso del fotone generato all'interno del Sole. La teoria mostra che il fotone non è descritto come particella in propagazione, ma come atto A→B simultaneo, caratterizzato da tempo interno nullo. Questa struttura, trattata come identità matematica tra potenza (A) e presenza (B), permette di derivare in modo rigoroso il primo multiverso statico: l'insieme di tutti gli atti A‑B possibili, simultanei e già compiuti.La differenza tra il tempo interno dell'atto (0) e il tempo dell'osservatore t_O > 0 introduce una deriva fenomenica che non è interpretata come effetto dinamico, ma come trasformazione matematica tra due sistemi di misura non equivalenti. Da questa differenza emerge il frullato di multiversi: una famiglia di sicuro genera da variazioni di Φ, tutte coerenti e tutte simultanee, che l'osservatore percepisce come traiettorie distinte.L'architettura risultante è formalmente unificata: il fotone A‑B, il multiverso statico e la deriva fenomenica non sono tre modelli separati, ma tre livelli della stessa struttura matematica basata su Φ e sugli atti A→B. Questa formulazione non è metaforica né speculativa: deriva direttamente dalle proprietà interne del modello A‑B e dalla sua coerenza logica, e si presenta come estensione rigorosa della Teoria Madre.

•Mar 7, 2026•0 citations

Fotone A‑B e Multiverso Statico

fabrizio sinnone

Questa pubblicazione presenta un'estensione formale della Teoria Madre Generativa del Fenomenico, applicata al caso del fotone generato all'interno del Sole. La teoria mostra che il fotone non è descritto come particella in propagazione, ma come atto A→B simultaneo, caratterizzato da tempo interno nullo. Questa struttura, trattata come identità matematica tra potenza (A) e presenza (B), permette di derivare in modo rigoroso il primo multiverso statico: l'insieme di tutti gli atti A‑B possibili, simultanei e già compiuti. La differenza tra il tempo interno dell'atto (0) e il tempo dell'osservatore t_O > 0 introduce una deriva fenomenica che non è interpretata come effetto dinamico, ma come trasformazione matematica tra due sistemi di misura non equivalenti. Da questa differenza emerge il frullato di multiversi: una famiglia di sicuro genera da variazioni di Φ, tutte coerenti e tutte simultanee, che l'osservatore percepisce come traiettorie distinte. L'architettura risultante è formalmente unificata: il fotone A‑B, il multiverso statico e la deriva fenomenica non sono tre modelli separati, ma tre livelli della stessa struttura matematica basata su Φ e sugli atti A→B. Questa formulazione non è metaforica né speculativa: deriva direttamente dalle proprietà interne del modello A‑B e dalla sua coerenza logica, e si presenta come estensione rigorosa della Teoria Madre.

•Mar 7, 2026•0 citations

Parallelismo, Concorrenza e modelli alternativi

David Harel, Yishai Feldman

Unitext•Jan 1, 2008•0 citations
Relazione Tecnico-Filosofica che scardina il dogma materialista, proponendo un modello in cui la coscienza non è un effetto della materia, ma la sua causa e il suo motore primario. Il documento introduce l'Equazione Madre (EQM) M=∇[Δ(B,ΦA,ΛA)]cap M equals nabla open bracket cap delta open paren cap B comma cap phi sub cap A comma cap lambda sub cap A close paren close bracket 𝑀=∇[Δ(𝐵,Φ𝐴,Λ𝐴)] e discute le implicazioni del "Nexus" (l'osservatore) tra gli universi paralleli e la sovranità assoluta dell'individuo sulla propria linea di realtà.
La discussione su che cosa sia un oggetto fisico è stata tradizionalmente affrontata in ambito filosofico, acquistando via via nuovi connotati con lo sviluppo della fisica moderna e, successivamente, della psicologia e delle neuroscienze. Solo utilizzando congiuntamente le acquisizioni provenienti da questi diversi settori del sapere, si può tentare oggi di dare risposte a domande del tipo: Il mondo è fatto di oggetti? Di cosa parliamo quando parliamo di oggetti? Da dove proviene la nostra consuetudine all’oggettuazione, e cioè ad analizzare ciò che ci circonda facendo leva sulla nozione di oggetto? Nell'articolo non si cercherà di rispondere direttamente a domande così generali, si cercherà invece, più limitatamente, di comprendere quale sia il punto di vista della fisica sulla questione degli oggetti attraverso un excursus che ha come filo conduttore una disamina dei metodi sperimentali utilizzati per “vedere” gli oggetti fisici alle diverse scale di grandezza. Dopo una breve rassegna delle macchine che ci fanno vedere gli oggetti fisici di diversa dimensione, si cercherà di capire che cosa sono oggi per i fisici le particelle, cioè quei particolari oggetti microfisici per descrivere i quali si usa una teoria, la meccanica quantistica, la cui modalità di oggettuazione è radicalmente diversa da quella utilizzata nell’ambito degli oggetti dell’esperienza quotidiana. Si passerà poi ad analizzare in che modo si realizza sperimentalmente la visione degli oggetti invisibili. A questo punto si potrà tentare di rispondere alla domanda: costruire gli oggetti della fisica implica una o molte modalità di oggettuazione? Infine, si tornerà su alcune delle questioni generali di carattere filosofico relative all’oggetto fisico.
Il concetto di trasformazione tra sistemi di riferimento e racchiuso nell'idea di simmetria. Definiti, nel primo capitolo, i concetti di simmetria fisica e algebrica, si osserva come in meccanica quantistica ogni simmetria algebrica possa essere estesa ad una simmetria fisica. Usando alcuni risultati della teoria delle rappresentazioni, brevemente esposti nel secondo capitolo, verra affrontato l'argomento principale del lavoro di tesi: la ricerca di una descrizione quanto-meccanica della fisica in sistemi di riferimento non inerziali. Nel terzo capitolo si propone un'analisi della generalizzazione del gruppo delle rototraslazioni: un gruppo di dimensione infinita ad un parametro, chiamato gruppo lineare euclideo. Trovati i generatori del gruppo ad un parametro si costruiscono gli operatori unitari associati: essi, agendo sull'hamiltoniana, danno luogo a termini analoghi alle forze fittizie nell'equazione di Schroedinger. Viene infine proposta una discussione dei termini aggiuntivi che appaiono nell'hamiltoniana e della loro relazione con la presenza di un potenziale gravitazionale. Dall'analisi risulta che il prinipio di equivalenza, illustrato nell'introduzione, viene generalmente violato in meccanica quantistica.
Questa pubblicazione presenta un'estensione formale della Teoria Madre Generativa del Fenomenico, applicata al caso del fotone generato all'interno del Sole. La teoria mostra che il fotone non è descritto come particella in propagazione, ma come atto A→B simultaneo, caratterizzato da tempo interno nullo. Questa struttura, trattata come identità matematica tra potenza (A) e presenza (B), permette di derivare in modo rigoroso il primo multiverso statico: l'insieme di tutti gli atti A‑B possibili, simultanei e già compiuti.La differenza tra il tempo interno dell'atto (0) e il tempo dell'osservatore t_O > 0 introduce una deriva fenomenica che non è interpretata come effetto dinamico, ma come trasformazione matematica tra due sistemi di misura non equivalenti. Da questa differenza emerge il frullato di multiversi: una famiglia di sicuro genera da variazioni di Φ, tutte coerenti e tutte simultanee, che l'osservatore percepisce come traiettorie distinte.L'architettura risultante è formalmente unificata: il fotone A‑B, il multiverso statico e la deriva fenomenica non sono tre modelli separati, ma tre livelli della stessa struttura matematica basata su Φ e sugli atti A→B. Questa formulazione non è metaforica né speculativa: deriva direttamente dalle proprietà interne del modello A‑B e dalla sua coerenza logica, e si presenta come estensione rigorosa della Teoria Madre.
Questa pubblicazione presenta un'estensione formale della Teoria Madre Generativa del Fenomenico, applicata al caso del fotone generato all'interno del Sole. La teoria mostra che il fotone non è descritto come particella in propagazione, ma come atto A→B simultaneo, caratterizzato da tempo interno nullo. Questa struttura, trattata come identità matematica tra potenza (A) e presenza (B), permette di derivare in modo rigoroso il primo multiverso statico: l'insieme di tutti gli atti A‑B possibili, simultanei e già compiuti. La differenza tra il tempo interno dell'atto (0) e il tempo dell'osservatore t_O > 0 introduce una deriva fenomenica che non è interpretata come effetto dinamico, ma come trasformazione matematica tra due sistemi di misura non equivalenti. Da questa differenza emerge il frullato di multiversi: una famiglia di sicuro genera da variazioni di Φ, tutte coerenti e tutte simultanee, che l'osservatore percepisce come traiettorie distinte. L'architettura risultante è formalmente unificata: il fotone A‑B, il multiverso statico e la deriva fenomenica non sono tre modelli separati, ma tre livelli della stessa struttura matematica basata su Φ e sugli atti A→B. Questa formulazione non è metaforica né speculativa: deriva direttamente dalle proprietà interne del modello A‑B e dalla sua coerenza logica, e si presenta come estensione rigorosa della Teoria Madre.