Abstract – EnglishThe photoelectric effect represents one of the fundamental phenomena that historically led to theintroduction of the quantum hypothesis. In the standard interpretation, the discrete nature ofelectromagnetic radiation is described through the concept of photons, whose energy is assumedto be proportional to the frequency of the radiation.In this work the photoelectric effect is reconsidered within the framework of a mechanical model inwhich space is interpreted as a superfluid physical medium. In this approach electromagneticradiation is not emitted as a continuous wave but through the formation and propagation oflocalized solitonic structures of the medium. The quantization of energy is therefore not postulatedbut emerges from the dynamics of accumulation, instability and release of elastic energy in thesuperfluid space.Within this framework, the interaction between radiation and matter is interpreted as theinteraction between electromagnetic solitons and the electronic states of the material. Thecharacteristic features of the photoelectric effect — including the existence of a thresholdfrequency and the dependence of electron kinetic energy on radiation frequency — arise naturallyfrom this dynamical process.This interpretation provides a mechanical description of the discrete nature of electromagneticradiation and offers an alternative physical perspective on the origin of energy quantization. Abstract – ItalianoL’effetto fotoelettrico rappresenta uno dei fenomeni fondamentali che storicamente hannocondotto all’introduzione dell’ipotesi quantistica. Nell’interpretazione standard la natura discretadella radiazione elettromagnetica viene descritta attraverso il concetto di fotone, la cui energia èassunta proporzionale alla frequenza della radiazione.Nel presente lavoro l’effetto fotoelettrico viene reinterpretato nel quadro di un modello meccanicoin cui lo spazio è considerato come un mezzo fisico superfluido. In questa prospettiva la radiazioneelettromagnetica non viene emessa come un’onda continua, ma attraverso la formazione e lapropagazione di strutture localizzate del mezzo, interpretabili come solitoni elettromagnetici. Laquantizzazione dell’energia non è quindi postulata, ma emerge come conseguenza della dinamicadi accumulo, instabilità e rilascio dell’energia elastica nello spazio superfluido.L’interazione tra radiazione e materia viene interpretata come l’interazione tra tali solitonielettromagnetici e gli stati elettronici del materiale. Le principali proprietà sperimentali dell’effettofotoelettrico — tra cui l’esistenza di una frequenza di soglia e la dipendenza dell’energia cineticadegli elettroni dalla frequenza della radiazione — emergono naturalmente da questo processodinamico.Questa interpretazione fornisce quindi una descrizione meccanica della natura discreta dellaradiazione elettromagnetica e propone una diversa prospettiva fisica sull’origine dellaquantizzazione dell’energia.
Abstract – EnglishThe photoelectric effect represents one of the fundamental phenomena that historically led to theintroduction of the quantum hypothesis. In the standard interpretation, the discrete nature ofelectromagnetic radiation is described through the concept of photons, whose energy is assumedto be proportional to the frequency of the radiation.In this work the photoelectric effect is reconsidered within the framework of a mechanical model inwhich space is interpreted as a superfluid physical medium. In this approach electromagneticradiation is not emitted as a continuous wave but through the formation and propagation oflocalized solitonic structures of the medium. The quantization of energy is therefore not postulatedbut emerges from the dynamics of accumulation, instability and release of elastic energy in thesuperfluid space.Within this framework, the interaction between radiation and matter is interpreted as theinteraction between electromagnetic solitons and the electronic states of the material. Thecharacteristic features of the photoelectric effect — including the existence of a thresholdfrequency and the dependence of electron kinetic energy on radiation frequency — arise naturallyfrom this dynamical process.This interpretation provides a mechanical description of the discrete nature of electromagneticradiation and offers an alternative physical perspective on the origin of energy quantization. Abstract – ItalianoL’effetto fotoelettrico rappresenta uno dei fenomeni fondamentali che storicamente hannocondotto all’introduzione dell’ipotesi quantistica. Nell’interpretazione standard la natura discretadella radiazione elettromagnetica viene descritta attraverso il concetto di fotone, la cui energia èassunta proporzionale alla frequenza della radiazione.Nel presente lavoro l’effetto fotoelettrico viene reinterpretato nel quadro di un modello meccanicoin cui lo spazio è considerato come un mezzo fisico superfluido. In questa prospettiva la radiazioneelettromagnetica non viene emessa come un’onda continua, ma attraverso la formazione e lapropagazione di strutture localizzate del mezzo, interpretabili come solitoni elettromagnetici. Laquantizzazione dell’energia non è quindi postulata, ma emerge come conseguenza della dinamicadi accumulo, instabilità e rilascio dell’energia elastica nello spazio superfluido.L’interazione tra radiazione e materia viene interpretata come l’interazione tra tali solitonielettromagnetici e gli stati elettronici del materiale. Le principali proprietà sperimentali dell’effettofotoelettrico — tra cui l’esistenza di una frequenza di soglia e la dipendenza dell’energia cineticadegli elettroni dalla frequenza della radiazione — emergono naturalmente da questo processodinamico.Questa interpretazione fornisce quindi una descrizione meccanica della natura discreta dellaradiazione elettromagnetica e propone una diversa prospettiva fisica sull’origine dellaquantizzazione dell’energia.
Abstract (inglese).The double-slit experiment remains one of the major conceptual challenges in modern physics,revealing an interference pattern for objects that produce localized detection events. WhileQuantum mechanics provides a remarkably accurate mathematical description of the observationresults, the physical meaning of the wave function and the measurement process remain a matter of debate.This work proposes a realistic reinterpretation of interference phenomena by assuming thatPhysical space is not a geometric vacuum but a real, continuous medium—an entity similar to asuperfluid—capable of transmitting dynamical disturbances. Within this framework, theexperimental dependence of interference on mass, velocity, internal structure, andenvironmental interactions arise naturally, without evoking an intrinsic wave-particle duality.Starting from the continuity and Euler–Korteweg equations for a continuous medium,a Hamilton–Jacobi-type formulation is derived that includes a density curvature termassociated with the elastic-capillary response of the medium. This structure is then compared with theMadelungian formulation of the Schrödinger equation, which shows that the analogy between the twoformalisms is purely structural and does not imply a physical identification between thedensity and probability density media. It is concluded that quantum mechanics can be interpreted asan effective theory that describes, in a limiting regime, the statistical dynamics of a real mediumdisturbed by the motion of particles. In this view, the wave function emerges as an effective mathematicalvariable rather than a fundamental physical entity, and interference phenomena find a continuousand realistic explanation without invoking the wave function collapse postulates or ontologicallyproblematic interpretations. Abstract (italiano). L’esperimento della doppia fenditura rappresenta uno dei nodi concettuali centrali della fisicamoderna, in quanto mostra un comportamento interferenziale per oggetti che producono eventi dirivelazione localizzati. Sebbene la meccanica quantistica fornisca una descrizione matematicaestremamente accurata dei risultati sperimentali, il significato fisico della funzione d’onda e delprocesso di misura rimane oggetto di dibattito.In questo lavoro si propone una reinterpretazione realistica dei fenomeni interferenziali assumendoche lo spazio fisico non sia un vuoto geometrico, ma un mezzo continuo reale, assimilabile a unsuperfluido, capace di trasmettere perturbazioni dinamiche. Viene mostrato come la dipendenzasperimentale dell’interferenza da massa, velocità, struttura interna e interazioni ambientaliemerga naturalmente in questo quadro, senza ricorrere a un dualismo onda – particella intrinseco.A partire dalle equazioni di continuità ed Eulero – Korteweg per un mezzo continuo, si ricava unaformulazione di tipo Hamilton – Jacobi che include un termine di curvatura della densità legato allarigidità del mezzo. Tale struttura viene confrontata con la formulazione di Madelungdell’equazione di Schrödinger, chiarendo che l’analogia tra i due formalismi è puramentestrutturale e non implica un’identificazione fisica tra densità del mezzo e densità di probabilità.Si conclude che la meccanica quantistica può essere interpretata come una teoria efficace chedescrive, in regime limite, la dinamica statistica di un mezzo reale perturbato dal moto delleparticelle. In questa prospettiva, la funzione d’onda emerge come strumento matematico efficace,ma non come entità fisica fondamentale, e i fenomeni interferenziali trovano una spiegazionecontinua e realistica senza ricorrere a postulati di collasso o a interpretazioni ontologicamenteproblematiche
Il contributo di Max Planck alla nascita della fisica moderna comportò la confutazione del principio classico di continuità nei processi fisici. Esso suggeriva infatti un carattere discontinuo degli scambi di energia tra sistemi, come espresso dalla costante universale h introdotta tra il 1899 e il 1900 dallo stesso Planck ed in seguito da lui denominata “quanto d’azione”. Tuttavia Planck, “rivoluzionario riluttante”, non mirava a rovesciare una ben consolidata visione generale del mondo fisico: mirava piuttosto a spiegare l’andamento generale della radiazione di corpo nero. Questa era in effetti in evidenza allo scopo di comprendere i processi di radiazione in generale. Il significato dell’opera di Planck può quindi essere compreso solo se la si colloca a metà strada tra opportunità ancora aperte della fisica classica nelle sue espressioni più avanzate (come la meccanica statistica di L. Boltzmann) e la nuova fisica teorica di A. Einstein, esemplificata dalle sue teorie della relatività e dei quanti di luce. Tuttavia anche il punto di vista di Einstein deve essere distinto ulteriormente dall’evoluzione successiva della fisica moderna durante gli anni ‘20 nell’interpretazione ortodossa della Meccanica Quantistica. Un’interpretazione, quest’ultima, che ancor più Planck ebbe cura di non accettare, insistendo a tentare di dare una spiegazione classica e deterministica dei processi quantistici.
ABSTRACT (English) This work proposes a mechanical interpretation of light polarization and Malus' law within the framework of the superfluid space model. The starting point is the observation that the conventional quantum description accurately reproduces the statistical results of polarization experiments but does not provide a physical representation of the internal structure of the photon. In the proposed approach, the photon is interpreted as a localized resonant vortical configuration of the superfluid medium, referred to as a photon-soliton. The polarization of light is associated with the dominant deformation plane of this structure rather than with an abstract quantum state. The photon is assumed to possess a three-dimensional internal organization composed of a principal deformation mode and secondary modes required for its stability and propagation. Consequently, polarization does not represent the complete physical description of the photon but only its dominant observable feature. The interaction between the photon-soliton and a polarizing crystal is interpreted as a process of mechanical compatibility between two physical structures. The crystal preferentially couples to those internal vortical motions whose geometry is compatible with its orientation. Within this framework, the angular dependence observed in polarization experiments emerges naturally from the projection of the internal vortical motions onto the plane defined by the crystal. The resulting statistical behavior reproduces the well-known Malus law while providing a possible mechanical interpretation of its origin. The proposed model does not modify the experimental predictions of optics but offers an alternative physical picture in which the photon is neither a point particle nor a plane electromagnetic wave, but a stable resonant solitonic structure propagating through a superfluid medium. In this perspective, polarization and Malus' law arise as macroscopic manifestations of the internal geometry and dynamics of the photon-soliton. ABSTRACT (Italiano) In questo lavoro viene proposta una interpretazione meccanica della polarizzazione della luce e della legge di Malus nell'ambito del modello dello spazio superfluido. Il punto di partenza è l'osservazione che la descrizione quantistica convenzionale riproduce con grande accuratezza i risultati statistici degli esperimenti di polarizzazione, ma non fornisce una rappresentazione fisica della struttura interna del fotone. Nel modello proposto il fotone viene interpretato come una configurazione vorticosa risonante e localizzata del mezzo superfluido, indicata come fotone-solitone. La polarizzazione della luce viene associata al piano dominante di deformazione della struttura e non a uno stato quantistico astratto. Il fotone viene descritto come una configurazione tridimensionale costituita da un modo principale e da modi secondari necessari alla sua stabilità e propagazione. In tale prospettiva, la polarizzazione non rappresenta la descrizione completa del fotone, ma soltanto la sua caratteristica osservabile dominante. L'interazione tra il fotone-solitone e il cristallo polarizzatore viene interpretata come un fenomeno di compatibilità meccanica tra due strutture fisiche reali. Il cristallo interagisce preferenzialmente con quelle componenti dei moti vorticosi interni che risultano geometricamente compatibili con la propria orientazione. In questo quadro, la dipendenza angolare osservata negli esperimenti di polarizzazione emerge naturalmente dalla proiezione dei moti vorticosi interni sul piano del polarizzatore. Il comportamento statistico risultante riproduce la legge di Malus e ne suggerisce una possibile interpretazione meccanica. Il modello proposto non modifica le previsioni sperimentali dell'ottica, ma offre una diversa rappresentazione fisica del fotone, che non viene considerato né una particella puntiforme né un'onda elettromagnetica piana, bensì una struttura solitonica risonante stabile che si propaga nel superfluido. In questa prospettiva, la polarizzazione e la legge di Malus emergono come manifestazioni macroscopiche della geometria e della dinamica interna del fotone-solitone.
ABSTRACTQuesto lavoro introduce un’estensione del modello di interazione fotone–elettrone (versione 3.0),proponendo una reinterpretazione fisica esplicita del ruolo della misura nei fenomeni diinterferenza.Il punto di partenza è il riconoscimento che la fenditura non rappresenta una regione di vuoto, mauna zona delimitata da materia, in cui gli elettroni esterni del materiale definiscono un campoelettromagnetico reale e distribuito nello spazio. È proprio questa configurazione elettronicasuperficiale — dinamica e non uniforme — a costituire il sistema con cui il campo del fotoneinteragisce.Nel modello proposto, il fotone non è trattato come una particella puntiforme, ma come unastruttura di campo che attraversa nel tempo una regione caratterizzata da un campo elettronicoorganizzato. Il pattern di interferenza emerge quindi dall’interazione continua tra il campo fotonicoe la distribuzione degli elettroni esterni delle fenditure, che perturbano, ritardano e riconfiguranolocalmente il campo incidente.Per descrivere in modo operativo questa dinamica, viene introdotto un operatore efficace delsistema materiale (scatola grigia), che riassume in forma unificata i processi di scattering,assorbimento, riemissione e interazione elettronica. Questo operatore non è arbitrario, ma dipendedirettamente dalla configurazione elettronica del materiale, e determina la trasformazione del campoincidente in uscita e quindi la formazione del pattern osservato.All’interno di questa struttura, la misura viene reinterpretata come un’interazione elettromagneticareale che agisce sulla regione della fenditura prima del passaggio del fotone. Il campo introdottodallo strumento modifica la distribuzione degli elettroni esterni, alterando il campo elettronicolocale. Di conseguenza, il fotone attraversa un sistema già riconfigurato, e il pattern risultanteriflette questa nuova condizione fisica. La perdita di interferenza non è quindi un effetto postulato,ma la conseguenza diretta della modifica del sistema elettronico.Questo porta a un cambio di prospettiva: la misura non rappresenta più un problema interpretativo,ma diventa una risorsa fisica. Il pattern osservato contiene informazione sulla risposta del sistema e,attraverso un processo di reverse engineering, è possibile risalire alla configurazione del campoelettronico efficace e quindi alle proprietà del materiale.Il lavoro definisce inoltre una struttura algoritmica preliminare, base del modello 4.0, in cui ilprocesso viene descritto come una pipeline dinamica che coinvolge campo incidente, operatoremateriale e risposta osservabile. I risultati preliminari indicano coerenza con i fenomeni noti esuggeriscono la possibilità di utilizzare l’interferenza come strumento di analisi della strutturaelettronica dei materiali.Questa estensione non sostituisce i modelli esistenti, ma propone una descrizione esplicita delmeccanismo fisico locale, collegando interferenza, misura e proprietà dei materiali all’interno diun’unica struttura coerente.
Startling findings concerning the Planck‟s quantum equation, E = hv, have been brought to light in this work. It has been conclusively proven that the conceptual correctness of this quantum equation cannot be justified by any physical reasoning, and that there have emerged a newly formulated but promising quantum equation, P = bv, which relates the power „P‟ of a quantum oscillator, such as a photon, with its frequency „v‟ (where ‘b’is the elementary quantum of energy observable in nature), to be the right kind of quantum equation. Since the core concept in the Einstein‟s theory of the photoelectric effect is critically dependent on the correctness of the Planck‟s quantum equation, bringing about an appropriate modification in the Einstein‟s derivation of the photoelectric effect has been deemed essential. Reformulation of the Einstein‟s photoelectric equation has been carried out in this work taking into consideration the newly emerged quantum perspective as well as the concept of energy-power dichotomy that photons and photoelectrons do exhibit. Thus, the Einstein‟s photoelectric equation expressed in all energy terms, Ee = hv h v0, is get converted into all power terms, Pe = bv bv0. This modified form of the Einstein‟s photoelectric equation has been found to be capable of providing satisfactory explanation to all the salient features the photoelectric effect exhibits.