After having commented the paper of Beltrametti, Bergia, Galavotti, Butterfield and Costantini, the problem of the realism in modern science is discussed.
La teoria cuantica ha generado la mayor crisis del realismo de la historia de la ciencia moderna.
Su incuestionable exito predictivo va acompanado de una singular cadena de aspectos
extranos, cuando no decididamente paradojicos, que surgen de la llamada interpretacion
ortodoxa. En este articulo presento resumidamente los fundamentos del formalismo y
sus consecuencias inmediatas y paso revista a las principales alternativas interpretativas.
Pretendo mostrar que el divorcio entre la teoria cuantica y una interpretacion realista del
mundo no es, en absoluto, inevitable.
Quando contempliamo un dipinto ci soffermiamo su molteplici aspetti: l’estetica, i colori, le simmetrie evidenti, nascoste o assenti, il significato politico e morale o narrativo e mitologico. Raramente però riflettiamo sui processi fisici, fisiologici e cognitivi che sono coinvolti nel processo visivo, in particolare nella percezione dei colori e delle forme. E ancor più raramente ci poniamo domande le cui risposte attendono probabilmente una convergenza di più discipline e aree che vanno dalla fisica, alle neuroscienze, dalla biologia alla filosofia. Quando percepiamo qualcosa non sempre è reale come testimoniano le illusioni ottiche. E allora quale criterio adoperare per stabilire cosa sia reale e cosa invece solo soggettivo? Quando si parla della soggettività , ovvero della percezione, che tipo di spiegazione ci forniscono i grandi schemi interpretativi scientifici della realtà? Che ruolo ha la fisica quantistica nella percezione? Se il cervello è in definitiva l’apparato di misura finale che ruolo ricopre l’interpretazione di Copenaghen nel problema della percezione? In definitiva il problema realtà - cervello - mente può essere svelato nella sua totalità dalla scienza moderna?